Ho consultato il dizionario Sabatini-Coletti, il Treccani, e il Garzanti e tutti definiscono così il massaggio: “Trattamento curativo o estetico che consiste nel praticare sul corpo, con le mani o con appositi apparecchi, frizioni o pressioni per riattivare le funzioni dei muscoli, la circolazione ecc.”
Non a caso, questa definizione rispecchia purtroppo un frequente approccio tattile direi “meccanicistico” della persona da parte di alcuni esponenti di categorie che hanno a che fare con la salute e con la cura. Nel corso della mia vita, ho visto e ho sperimentato diverse volte, in questo ambito, tocchi alla pari di un robot, che non esprimevano altro che la pura tecnica appresa.

Quando l’operatore di un atto di cura o di un massaggio (qualsiasi tipo di massaggio) tocca una persona non può non considerare che ha davanti un individuo complesso costituito contemporaneamente da corpo, mente, emozioni ed energia.

Ormai da anni è ufficialmente riconosciuta l’unità funzionale mente e corpo, o psicosoma. Significa che mente e corpo sono una cosa sola e ciò che succede nel fisico si riflette nella psiche attraverso le emozioni, e viceversa. I conflitti emotivi irrisolti e gli “stress” quotidiani cui siamo sottoposti determinano delle tensioni, fisiche e psichiche (ad esempio i dolori muscolari, i mal di testa e di pancia ecc.), che creano squilibri nella salute dell’individuo. Il nostro modo di essere e i nostri malesseri, ci parlano di quella che è stata, ed è, la nostra storia, perché il corpo umano memorizza e ricorda tutte le esperienze che ha vissuto.
Esiste un legame inscindibile tra tatto e coscienza. Da un punto di vista fisiologico il tatto ci rende coscienti della forma della realtà che ci circonda, ma anche e soprattutto delle emozioni; amiamo, ci commuoviamo, ci spaventiamo e ci sentiamo bene grazie ai recettori tattili della nostra pelle che, oltre ad essere l’estensione esterna naturale del sistema nervoso, dà origine anche agli altri organi di senso; i cinque sensi, che sono vista, udito, gusto, olfatto e tatto, informano costantemente l’organismo sul mondo esterno.
Il tocco è una necessità vitale pari al nutrirsi, respirare e proteggersi. Se siamo stati toccati poco o con distacco da bambini la crescita cognitiva e fisica rallentano e questo porterà l’adulto ad avere delle difficoltà a creare relazioni emotive equilibrate con gli altri.
Posso quindi affermare che il tocco è un mezzo di comunicazione tra due persone (operatore e persona trattata) che permette una vera e propria “relazione” nell’ambito di un “contratto” chiaro e condiviso. Ed è banale dichiarare che l’operatore doni sempre e la persona riceva sempre…il dare e ricevere è reciproco.

Toccare una persona assume, a questo punto, un concetto di “privilegio”, che esige il massimo rispetto, ascolto, umiltà e responsabilità. Perché l’operatore che tocca male o bene il corpo di una persona “ lascia il segno” sia a livello fisico che emozionale.

Per approfondire questo delicato ma importante argomento, consiglio la lettura di un libro che mi ha entusiasmata e allo stesso tempo condotta a numerose riflessioni:
“Il valore della corporeità: un modo per essere nella cura e nella vita” a cura di Viviana Olivieri – Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona – Edizioni Libreria Cortina Verona.