Tutti sanno che posture sbagliate e sedentarietà possono far comparire mal di schiena e problemi a muscoli e articolazioni. Spesso però si sottovaluta il fatto che anche le emozioni possono influire sul nostro organismo.
Sulla colonna vertebrale molte volte ci carichiamo di impegni e di responsabilità oltre i nostri limiti, finché ad un certo punto è il corpo a dire “basta”.

 

Principalmente possiamo suddividere la schiena in tre zone: cervicale, dorsale e lombare e ad ognuna di queste è possibile associare un’emozione dominante:

 

  • Zona cervicale: il dolore in zona cervicale che si estende alle spalle indica paura di non farcela, mostra la sensazione di sentire troppo peso rispetto a quello che si è in grado di sostenere e rispetto alle situazioni circostanti (eccesso di responsabilità).
  • Zona dorsale: quando il dolore colpisce qui, ci indica che c’è una forte rabbia inespressa. La rabbia si alterna ad un sentimento di tristezza e preoccupazione che al tempo stesso ci rende difficoltoso vivere la sensazione di distacco e separazione dal vecchio per aprirci al nuovo.
  • Zona lombare: il dolore indica instabilità, insicurezza, mancanza di radici e di certezze. Quando il dolore compare in zona lombare, significa che è necessario chiarire chi siamo, dove vogliamo stare e cosa vogliamo fare di noi stessi.

Lorenzo Ferrante, dottore in Scienze Motorie, chinesiologo professionista, educatore posturale, formatore e naturopata, afferma:

“Su questo non c’è da avere dubbi. Tutte le tensioni di origine mentale, emozionale, emotiva, sentimentale e lo stress in generale, inducono a creare nel corpo delle risposte di difesa, esattamente come se avvenisse un attacco fisico: aumento degli ormoni dello stress (cortisolo), dell’adrenalina, vasodilatazione periferica (muscoli), vasocostrizione circolazione degli organi, maggior stimolazione del sistema nervoso, riduzione della profondità e aumento della frequenza della respirazione. Tutto questo si scarica, tra le altre cose sul muscolo diaframma, il muscolo principale della respirazione che si attacca proprio sulla schiena. Perciò una relazione più diretta di così?”
“La tensione non guarda in faccia a nessuno. Ogni persona ha degli apparati più forti ed altri più deboli. Perciò in ognuno di noi, cedono sempre prima i più deboli a seconda della nostra genetica, e del nostro stile di vita. Diciamo che tutte le tensioni mentali vengono somatizzate sempre sul corpo: muscoli, organi, ghiandole”

Il professor Salvatore Giaquinto, primario del Dipartimento di Riabilitazione dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, nella seguente intervista pubblicata sul sito ”www.sanraffaele.it”, spiega benissimo come il dolore alla schiena possa avere molteplici origini sia posturali che emotive:

“Professor Giaquinto, come funziona la nostra colonna vertebrale, cosa succede quando abbiamo una postura scorretta?
La biomeccanica della postura è un meraviglioso congegno, perfezionatosi nel corso dell’evoluzione, sin da quando lo sviluppo della muscolatura glutea ha permesso all’homo erectus di porsi in vantaggiosa posizione verticale. C’è un antico detto cinese che dice “l’uomo è come una canna di bambù, forte ed elastica insieme, che riesce a piegarsi molto con qualsiasi vento senza rompersi mai”. Le curvature della colonna vertebrale permettono infatti piccoli movimenti che rendono possibile l’adattamento della colonna a precisi aggiustamenti posturali. Inoltre, la colonna è formata dalla sovrapposizione di vertebre che sono cave al centro. Ne risulta un tubo, che è molto più resistente di una colonna piena.
Tuttavia spesso non riusciamo ad adottare posizioni corrette, e quando i muscoli in tensione restano nella stessa posizione per un tempo prolungato ecco qui che la nostra equilibrio posturale si destabilizza, e si traduce in un dolore più o meno intenso e diversamente localizzato a seconda dei casi. Conoscere bene l’anatomia della colonna vertebrale può essere utile nell’analisi del sintomo fisico e per risolvere i problemi legati alla postura, ma ci sono anche altri importanti fattori da tenere in considerazione.
Lo stress, ad esempio, quanto può incidere sul mal di schiena?
In molti casi il sintomo può nascondere dei problemi psicologici e l’attenzione non va quindi concentrata tutta sul corpo, soprattutto quando dagli esami strumentali (Elettromiografie e Risonanze Magnetiche), pur in presenza di un forte mal di schiena, non si evidenziano particolari risultati negativi.
Nelle persone affette da dolore somatico e da mal di schiena, infatti, si è evidenziata anche una diretta correlazione tra l’insorgere del dolore e particolari condizioni di stress psicosociale o di conflitto interiore. La tensione e lo stress, dunque, possono colpire direttamente la colonna.
Come si fa a capire che il dolore è causato da un malessere psico-fisico?
Uno dei punti critici dove si concentrano le violente emozioni è il tratto lombare: molti studenti, ad esempio, riportano un forte mal di schiena dopo aver sostenuto un esame difficile, descrivendo il dolore come una bastonata. Ma si pensi anche alla cosiddetta croce del collo, dove l’asse verticale del tratto cervicale interseca la linea orizzontale fra le due spalle. Da qui parte quel complesso muscolo-tendineo-neuro-vascolare da cui ha origine la cefalea muscolo-tensiva. Mi ricordo quando nel film “Il Deserto Rosso” Monica Vitti diceva “mi fanno male i capelli!”, la gente in sala rideva a torto, perché probabilmente lo stress emotivo era scaricato sul cuoio capelluto.
Un esempio lampante che dimostra il rapporto fra emozioni e postura è il cosiddetto “arco di Charcot”, che identifica la posizione assunta come sintomo della crisi isterica: il corpo in piena iper-estensione, appoggiato, sul piano orizzontale, solo sulla nuca e sui talloni. Questa fenomenologia non esiste più con l’evoluzione generale della cultura negli ultimi 100 anni. Si è trasformata, diciamo in compenso, negli attacchi di panico.
Quale tipo di approccio è necessario adottare in questi casi?
In ogni caso è opportuno effettuare i dovuti esami diagnostici, che vanno eseguiti sotto la guida dello specialista che gestisce il caso nella sua globalità. L’importante è non focalizzare l’attenzione solo sugli aspetti clinici del problema, optando per una valutazione anche psicologica che tenga conto, ad esempio, delle caratteristiche di personalità della persona, che possono recitare un ruolo importante nel determinare l’origine e la percezione del dolore.” (http://www.sanraffaele.it/contenuti/news/7871/tensione-stress-e-mal-di-schiena)

 

Riuscire a comprendere che il dolore alla schiena può dipendere anche da disarmonie psichiche è molto importante, e questo ci insegna che la possibilità di ritornare in piena salute è nelle nostre mani. Ecco perché è molto importante analizzare che cosa riusciamo a tollerare e cosa no, che responsabilità siamo davvero disposti a prendere e invece quali no. Questa analisi è una parte importantissima del percorso di guarigione.